Capparozzolante

LA STORIA

Da sempre, la raccolta manuale di ostriche, cape tonde, peoci… ed altri molluschi detti bivalvi, caratterizza usi e costumi dell’isola di Burano.

Risale al 1500 la prima testimonianza: una tela di Jacopo De’ Barbari in cui si notano due pescatori in una barca ormeggiata nei pressi dell’isola d San Giorgio, chiaramente intenti nella raccolta di molluschi.

La prima descrizione del mestiere del venditore di cape è datata 1753 all’interno dell’opera “Le arti che van per via nella città di Venezia” di Gaetano Zompini, mentre nel 1826 il Naccari discetta sulla pesca dei molluschi nella stagione invernale.

Fino al 1983 la pesca dei molluschi bivalvi in laguna di Venezia si svolgeva quasi esclusivamente a mano o con rasche e rastrelli ed aveva come specie di riferimento caparozzoli, longoni, cappetonde, cappelunghe, canestrelli. Nel 1983, con l’introduzione della vongola filippina, in realtà autoctona, si osserva una cambiamento radicale della pesca in laguna, in quanto la nuova specie, colonizzando rapidamente gli ambienti lagunari, diede inizio allo sfruttamento libero della risorsa, senza alcuna regola gestionale.

Vista la facilità di guadagni, effettuati anche in modo illegale, sempre più persone abbandonarono il loro lavoro tradizionale per dedicarsi alla pesca delle vongole, che cominciò ad essere praticata con attrezzi ad elevata meccanizzazione.

In pochi anni la pesca delle vongole in laguna è diventata la principale fonte di reddito delle marinerie locali, generando nel contempo problemi di carattere ambientale, biologico, igienico-sanitario e socio-economico.

Nel 2000, si cominciò a regolamentare la pesca delle vongole, con l’introduzione del concetto di pesca ed allevamento nelle concessioni ufficiali.

La Cooperativa San Marco di Burano annovera un’ottantina di caparozzolanti, così sono chiamati i pescatori di vongole di laguna, e gestisce alcune aree in concessione in laguna Nord per un totale di circa 320 ettari.

DOVE E QUANDO SI SVOLGE

Attualmente sono presenti delle zone in concessione e divise in piccoli “orti” gestiti solitamente da uno o due pescatori ed altre zone, sempre in concessione, gestite in modo collettivo dalle cooperative San Marco di Burano e di Cortellazzo, e dal Co.Al.Mo. di Cavallino – Treporti.

La pesca dei concoli avviene durante l’intero anno, con maggiori concentrazioni in prossimità delle festività quando la richiesta del mercato è più forte.

L’ATTREZZO DA PESCA

Nelle acque della laguna Nord viene utilizzato per la raccolta delle vongole filippine l’attrezzo standard a trazione meccanica, denominato rusca.

La rusca, comparsa in laguna di Venezia a metà degli anni ’90, è diventata in breve tempo l’attrezzo più diffuso, essendo attualmente utilizzato da circa 300 barchini nella laguna di Venezia e da tutti i concolanti buranelli.

L’attrezzo è montato su imbarcazioni veloci, denominati barchini o drifting, spinte da motori potenti da 150 cavalli, lunghi circa 6 metri e con chiglia pressoché assente in modo da poter navigare con facilità anche su fondali piuttosto bassi.

Durante le operazioni di pesca, la rusca, fissata con catene, viene calata lateralmente all’imbarcazione in corrispondenza di un motore ausiliario. Il sacco in rete viene periodicamente salpato per raccogliere il prodotto senza necessità di interrompere l’attività di pesca. La pesca così descritta viene generalmente condotta da due/tre pescatori ma, non di rado, anche da un singolo operatore. Le caratteristiche dell’attrezzo, così come le modalità di impiego hanno subito continue modifiche nel corso degli anni per aumentarne l’efficienza e allo stesso tempo migliorare le condizioni di lavoro.