Molecante

LA STORIA

La produzione di granchi, comunemente chiamati mazanette e moleche è una delle attività tradizionali della laguna di Venezia la cui importanza è legata, oltre all’aspetto produttivo, anche alla sua valenza storica e culturale.

I primi documenti scritti risalgono al 1792 e fanno riferimento all’opera Zoologia Adriatica  dell’abate Giuseppe Olivi.

Altre notizie risalgono al 1826 quando il Naccari parla di un attivissimo commercio sia di moleche, ricercatissime nelle mense dei signori dell’epoca, sia dei granchi, impiegati come esca dai cosiddetti tognaroli, ma soprattutto dai pescatori di sardelle dell’Istria che li utilizzavano come pastume.

Nel ‘900 la rivista Neptunia, Ninni E. e Varagnolo S. riportano scritti con descrizione e produzione di moleche provenienti dalla laguna di Venezia, confermando che rimane un’attività artigianale svolta da pescatori specializzati, particolarmente abili a riconoscere i mutamenti fisiologici dei granchi.

DOVE SI SVOLGE E QUANDO SI SVOLGE

Il mestiere del molecante si protrae nell’arco dell’intero anno solare, con due periodi maggiormente propizi in relazione al ciclo biologico del granchio. Infatti, la moleca non è una specie a se, ma rappresenta una fase del ciclo vitale del granchio verde, ossia quando per accrescersi ha subìto la muta, abbandonando il vecchio esoscheletro e diventando morbido.

Siccome la moleca è il prodotto ultimo di un sistema a metà tra pesca ed allevamento, sono diversi i luoghi in cui opera il molecante. Prima di tutto i granchi raccolti nei cogolli delle tresse sono stoccati all’interno di sacchi in juta, in attesa delle operazioni di selezione, che solitamente avvengono presso i casoni, luoghi di ricovero dei seragianti.

Nello stesso giorno della raccolta i pescatori passano a setaccio i granchi raccolti con lo scopo di selezionare i gransi boni, cioè quelli prossimi alla muta, riconoscibili da alcuni piccoli segni presenti su carapace e scartare i gransi matti, non idonei a trasformarsi in moleche. I granchi buoni sono stoccati all’interno di cesti in legno, detti vieri, e lasciati in sospensione, in filari posizionati nelle acque prossime al casone.

Una o due volte al giorno il pescatore controlla i vieri più maturi e se necessario toglie le moleche dall’acqua, in modo da fermare il processo di indurimento del carapace.

L’ATTREZZO

Oltre al cogollo, utile nella raccolta promiscua dei granchi, l’attrezzo principale è il viero. Un cesto a forma di parallelepipedo una volta costituito in vimini ed attualmente caratteristico in legno, anche se per motivi economici si stanno affermando le versioni in plastica, che necessitano di minore manutenzione e sono più durevoli nel tempo. I vieri presentano un’apertura sulla sommità per consentire ai pescatori il controllo dei granchi. Questi cesti sono appesi tramite delle cime in modo da rimanere in sospensione nell’acqua.