Pescenovellante

LA STORIA

La pesca degli avannotti di orata, cefalo e branzino vantano in laguna di Venezia una tradizione secolare.

Notizie più certe e concrete in relazione a questa vera e propria arte di pesca si ricavano dagli scritti di fine ‘800.

A fine ‘800 l’isola di Burano contava ben 300 imbarcazioni, tra pescatori di professione e non, pronte ad iniziare la stagione verso la metà del mese di marzo.

Generalmente l’equipaggio era composto da tre persone, due uomini esperti ed un ragazzo, che su piccole imbarcazioni a remi raggiungevano le aree di pesca, utilizzando reti da circuizione in lino o canapa di dimensioni variabili come la tela o telon, la trattolina o bragottin, il tratton o bragotto.

Gli avannotti pescati erano tenuti in recipienti in legno detti mastello, e mantenuti effettuando frequenti cambi d’acqua. A fine giornata venivano stoccati nelle buse per pesce novello o nei fossi, in attesa della vendita alle valli da pesca.

Le buse erano delle vasche di forma rettangolare, profondi circa mezzo metro, scavati nelle barene antistanti Burano; i fossi, diffusi in particolare a S. Erasmo, Pellestrina, Treporti, Cavallino, Lio Grande e Lio Piccolo, erano delle fosse residuate da antiche opere di bonifica, profonde al massimo un metro e mezzo, con argini rialzati e protetti da vegetazione.

La presenza di numerosi avventizi che abbandonavano il loro mestiere per dedicarsi a questa pesca era fonte di scontri con i novellanti professionisti, per i quali la pesca del novellame rappresentava l’introito principale nei mesi invernali e primaverili.

Anche la data d’inizio attività è da sempre stata motivo di contesa, in quanto le autorità e i tecnici premevano per un inizio in aprile, mentre i pescatori insistevano per cominciare i primi giorni di marzo, in quanto si ritenevano fortemente danneggiate dalle pratiche abusive, operative già nel mese di febbraio.

Ad oggi la pesca degli avannotti in laguna di Venezia è praticata quasi esclusivamente dai buranelli, rimasti una quindicina di imbarcazioni ed operativi con le stesse modalità di un tempo, fatta eccezione per il motore, che agevola gli spostamenti, per le reti, ora fabbricate in fibra di nylon, e per il numero di pescatori per imbarcazione, ora assestato generalmente su due unità.

Questo mestiere, considerato una vera e propria arte, è rimasto inalterato nei secoli, e tramandato di padre in figlio, portando con se tutto il bagaglio di tradizione e cultura associato. L’abilità dei novellanti risiedeva e risiede tuttora nella capacità di individuare le zone di pesca migliori, di catturare gli avannotti maneggiando con cura la rete, di mantenere in vita il novellame che, estremamente fragile, poteva andare in gran parte perduto se le operazioni di pesca, trasporto e conservazione nei depositi di stoccaggio non fossero state condotte con la necessaria perizia, e di spuntare un prezzo migliore possibile ai vallicoltori.

DOVE SI SVOLGE E QUANDO SI SVOLGE

La cattura degli avannotti si effettua lungo i bassi fondali della laguna Nord.

Il periodo di esercizio di questa pesca tradizionale è disciplinato annualmente dalla Provincia di Venezia, ente che controlla la pesca tradizionale in laguna di Venezia. Per regolamento la data di inizio deve essere collocato dopo il giorno 1 marzo e quella di fine non può essere indicata dopo il mese di maggio.

Nelle diverse fasi della pesca del novellame, assume particolare importanza lo stoccaggio nelle buse da pesce novello, situate nelle barene antistanti l’isola di Burano.

Le buse sono delle vasche rettangolari, profonde 70-100 cm, ricavate all’interno delle barene utili allo stoccaggio degli avannotti prima della vendita alle valli da pesca.

Il loro numero è diminuito nel tempo, passando dai circa 150 siti di stoccaggio del periodo 1910-1914, alle circa 100 degli anni ’30, per giungere alle 30-40 attuali. Nell’anno 2008 le buse sono state oggetto di un’accurata manutenzione e costituiscono il punto cardine di tutta la pesca, in quanto mostrano tutta l’abilità del novellante nel mantenere in vita gli avannotti fino alla vendita.

L’ATTREZZO

Gli attrezzi impiegati per la cattura degli avannotti sono rappresentati da reti a circuizione, di forma rettangolare a maglia molto fitta, che al variare delle dimensioni vengono chiamati tela o trattolina e tratta o bragotto.

L’operazione con la tela, che rimane immersa nell’acqua in modo da non toccare gli avannotti, con retini a racchetta (pelela) o con le mani assieme ad un po’ d’acqua, necessita di particolare attenzione e perizia per non danneggiare il pescato e per limitare al minimo il tempo di esposizione all’aria degli avannotti.