Vongolaro

LA STORIA

La storia della pesca delle vongole di mare è assai complessa e ben caratterizzata dai nomi dialettali della specie target: bevarassa, bibarassa, pevarassa che in un unico termine si riassume in poveraccia.

Tale definizione ha radici storiche legate al fatto che questi bivalvi erano considerati il cibo dei meno abbienti, tanto che in un detto popolare si trova che: “… è povero chi la pesca, chi la vende e chi la mangia”, a spiegare il fatto che chi aveva a che fare con la vongola non poteva permettersi una vita agiata.

La pesca commerciale delle vongole è iniziata attorno agli anni ’30 ed era effettuata completamente a mano. Il periodo di pesca era limitato da novembre a febbraio, quando le lagune sono improduttive per la pesca ed i pesci si rifugiano nelle acque profonde del mare aperto.

L’attività si svolgeva in mare con una barca lunga 8-10 m, detta batèlo da pizzo, equipaggiata con quattro remi, il fero da bevarasse posizionato a poppa, il verricello a mano ed i sacchi di juta per stoccare il pescato. Alla pesca partecipavano 4-5 persone, delle quali due o tre stavano al verricello, una al palo del ferro, che doveva essere mosso in continuazione, ed una al timone per governare la barca.

Con il ferro si rastrellava il fondale e, avvolgendo la fune con il verricello manuale, si avvicinava la barca con lentezza all’ancora gettata a 50-60 m dalla prua. Successivamente la fune del cavo veniva rilasciata per allontanarsi con l’ausilio del vento e della corrente per iniziare una nuova cala, oppure si issava a bordo l’ancora per rigettarla in un altro posto, qualora fosse utile cambiare zona di pesca.

La giornata iniziava verso le sei di mattina per finire nel pomeriggio inoltrato. In questo lasso di tempo si effettuavano 12-15 cale, della durata di circa 20 minuti, per raccogliere nel complesso 30-35 sacchi di pescato, pari a 1.500-1.750 kg, che, dopo la cernita manuale, si riducevano a pochi quintali. La cernita spettava spesso alle donne non appena i pescatori rincasavano, impegnandole fino a tarda notte.

La situazione di pesca povera o dei meno abbienti si è protratta sino all’introduzione del motore e nel 1974, delle draghe idrauliche, che hanno facilitato tutte le operazioni di pesca e spostamento al punto che la pesca delle vongole di mare è divenuta in soli 11 anni l’attività di pesca economicamente più proficua.

Attualmente la pesca della C. gallina si effettua trainando il ferro calato in acqua in retromarcia, con cale di circa 10 minuti eseguite a ripetizione sino al raggiungimento della quota da pescare stabilita dai consorzi deputati alla gestione della risorsa molluschi bivalvi nella Regione Veneto. La giornata inizia verso le 5-6 di mattina per concludersi verso l’ora di pranzo.

DOVE SI SVOLGE E QUANDO SI SVOLGE

La pesca delle vongole di mare della specie Chamelea gallina si svolge durante tutto l’anno con un periodo di fermo pesca tecnico-biologico minimo di due mesi, deciso dagli enti gestori.

L’ATTREZZO

La draga idraulica è un attrezzo da pesca che penetra nel sedimento per circa 5 cm per raccogliere gli organismi marini che vi abitano. Il sedimento raccolto dall’attrezzo nel corso dell’azione di traino è setacciato e spinto fuori da getti d’acqua, trattenendo tutto il prodotto di dimensioni maggiori della griglia.

L’attrezzo ha forma di un parallelepipedo in ferro con una lama posta anteriormente per tagliare il sedimento ed un sistema per inviare acqua in pressione agli ugelli fissati in vari punti della gabbia in ferro.